domenica, Gennaio 23, 2022

"We value meritocracy because this is a family where we grow up together"

Elogio della comunicazione asincrona: diamoci del tempo per rispondere

Dev’essere una provocazione d’altri tempi, un po’ come il tornare a scrivere dopo un periodo di assenza, m’era mancato molto, per cui sarà un articolo diverso da quelli che di solito siete stati abituati a leggere, vi espongo una riflessione – voglio rendervene partecipi – si tratta di un’idea che mi balenava in testa mesi fa, volevo parlarne già, ma non avevo l’ispirazione.

Sia benedetta l’a-sincronicità, ecco tutto: perché tutto ora e tutto subito non fa mai bene, hic et nunc è un principio che ormai assilla ogni secondo della nostra vita, si tratti di scadenze lavorative o universitarie.
Siamo intrappolati a sufficienza in meccanismi che esigono la nostra prontezza in qualsiasi momento della giornata, dobbiamo funzionare perfettamente come i semafori della città che decidono quando devi passare e quando devi stare fermo.

Ma noi non siamo mica semafori, non possiamo limitarci ad un’esistenza di dogmi da rispettare come le scadenze che ci stanno attentamente dietro: allora perché trasformare ogni cosa, persino i rapporti interpersonali, in un hic et nunc?
Perché ci stiamo assillando con una comunicazione sincrona che prevede il rispondersi immediatamente, quando non si può parlare dal vivo, aumentando la quantità di quei dati che vengono trasmessi da un dispositivo all’altro, ma diminuendone inevitabilmente la qualità, la sagacia che potevano contenere.

No, è tutto sbagliato – almeno per me – bisognerebbe restituirsi il tempo di rispondere, di riflettere, di lanciare idee che magari non vengono in mente in quel mezzo minuto che intercorre tra la spunta blu e la tastiera.


Me ne sono accorta così: ho un amico in Irlanda e i tempi di entrambi sono saturi di impegni, nessuno dei due riusciva a star dietro agli orari dell’altro, sicché ad un certo punto ci siamo detti “proviamo a fare come per le lettere di una volta, manda, quando puoi leggo e ascolto, e viceversa.”

Allora ci si è presi con calma il tempo per riflettere delle reciproche idee e proposte, magari era una comunicazione che si interrompeva per settimane, eppure in ogni singola parola era possibile rintracciare una frase che lasciasse uno spunto importante, qualcosa su cui riflettere anche il giorno dopo.
Una volta gli ho detto: “sai una cosa? Non ti ho risposto subito quella volta perché dovevo rifletterci, ad un certo punto la risposta è arrivata dopo settimane, quando vivendo una data cosa ho capito davvero cosa intendessi.”

Ecco.

Torniamo a capire cosa intenda davvero l’altro anziché cercare di leggere qualsiasi cosa ci venga trasmessa come una elaborazione personale sulla base di noi: se la mia amica mi racconta di aver passato una brutta giornata, io non devo pensare alla mia di giornata, ma riflettere su quello che sta cercando di comunicarmi lei, per capirla meglio, per esserle ancora più vicina.

Invece, quante persone mentre parliamo spesso non ascoltano davvero? Raccontiamo loro qualcosa, ma immediatamente cercano di tradurla sui fatti della propria esistenza, quindi iniziano tutti a parlare di sé stessi, sicché non è più una comunicazione tra due parti, ma dei monologhi paralleli che non s’incontrano mai.

Penso che in gran parte questo fenomeno sia causato dalla comunicazione sincrona: dal voler tutto ora e subito, in questo momento.
Dobbiamo rispondere immediatamente perché altrimenti cala l’hype – come si suol dire oggi – ma poi cosa stiamo comunicando davvero? Se è tutto vuoto quello che trasmettiamo e che di rimando viene trasmesso, allora forse è meglio non parlarsi affatto.

Stiamo sacrificando molto di noi per restare al passo con la velocità sociale, e se siamo troppo moderni per scoprire i mondi emersi e troppo antichi per scoprire i mondi nuovi, forse potremmo basare parte della nostra esistenza a cercare di scoprire meglio gli altri.

Meno, ma meglio.

Non è far ghosting, nessuno vuole sparire: prendiamoci del tempo per riflettere, perché se dai importanza a qualcuno – a mio avviso – non lo fai tramite una disponibilità da centralino telefonico 24h su 24 (che stress!), ma trasmettendo qualcosa di vero ed autentico, cercando di raggiungere una connessione che sia ancora più sofisticata di quella 5G: due umani che si percepiscono e capiscono, il resto vien da sé e ne gioverà di più il mondo ad avere gente consapevole che dei semafori coi piedi.

Vanessa Combattelli
Classe ’98, abruzzese ed eletta consigliere comunale a 18 anni per il suo comune in provincia di Pescara, Popoli. Dott.ssa in Relazioni Internazionali presso l’Università degli studi di Roma Tre e studentessa in Diritto d’impresa e nuove tecnologie a Milano, scrittrice e blogger freelance, autrice del libro giuridico-economico “Business e Giustizia: cosa può insegnarci la Cina”.

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